Cuore del compimento del tempo di Avvento è quel bambino adagiato nella mangiatoia, che adoreremo la Santa Notte della Veglia di Natale. Egli è cardine della rivelazione giudeo-cristiana, vera e profonda risposta al senso dell’esistere: guardando quel bambino, la fede ci dice che Dio si è incarnato nella nostra storia e le ha dato un orizzonte di affidabile significato. Il senso della vita, la Vita vera e piena, il senso tangibile di tutto l’atto creativo di Dio si svela in quella notte a Betlemme.
Quando viviamo una condizione di serenità, se stiamo bene in salute, abbiamo un lavoro che ci dà stabilità economica, abbiamo una «bella famiglia», proviamo una sensazione di onnipotenza: ci sembra che tutto vada per il meglio e che niente possa scalfire questo orizzonte di soddisfazione.
«Quali sono le tue strategie quotidiane per progredire ogni giorno nella tua ascensione verso Dio?» ci domandavamo in una precedente meditazione. Essendo l'ascesi allenamento, certamente essa prevede sempre uno sforzo da parte dell'uomo. Ma l’ascesi cristiana non è un movimento individualistico di autoperfezionamento: essa presuppone il desiderio di aprirsi all'opera dello Spirito in noi, affinché il Signore possa plasmare in noi l'uomo nuovo, a immagine dell'umanità redenta che egli ha portato nel seno della Trinità con la sua Incarnazione e Ascensione.
Accostandoti al monastero ed entrando nella sua chiesa, dove in certe ore del giorno è possibile assistere alla preghiera corale della comunità monastica, ti sarai forse chiesto: Chi sono i monaci? Che cosa fanno? Come vivono? Sono gli stessi monaci che vogliono offrire, assieme al loro cordiale saluto, una breve risposta ai tuoi interrogativi.
