Ascolta , figlio, i precetti del maestro, porgi attento il tuo cuore, ricevi di buon animo i consigli di un padre che ti vuol bene e mettili risolutamente in pratica, per ritornare con la fatica dell’obbedienza a Colui dal quale ti eri allontanato per l’accidia della disobbedienza. (Regola benedettina, prologo)
| 19 ottobre 2025 |
11 gennaio 2026 |
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8 febbraio 2026 |
10 maggio 2026 |
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Proseguendo la lettura della Regola di san Benedetto, nel ritiro di novembre con gli Oblati della Madonna della Scala il Padre Abate Paolo Maria GIonta ha commentato la seconda parte del Prologo.
San Benedetto ripropone la domanda iniziale, «Signore, chi abiterà nella tua tenda? Chi dimorerà sulla tua santa montagna?», per fornire «un secondo elenco di condizioni, ripetitivo rispetto al precedente e che si conclude ancora con un’esortazione ad andare». Dopo aver citato il salmo 33 (34), cita qui il salmo 14° (o 15°, secondo la numerazione ebraica): potrebbero apparire come condizioni molto generali – ha sottolineato padre Gionta – in realtà si tratta di qualcosa che è in grado di definire un cammino di vita non solo cristiana, ma anche monastica.
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È proprio per riuscire a mettere in pratica tutto quello che nella Regola Benedetto esorta a compiere, che bisogna fondare una scuola, che è il monastero, in modo che qui si impari a servire il Signore, attuando quello che Egli stesso fino ad ora ci ha indicato. L'Autore sa che l’esperienza di Dio può essere anticipata quaggiù: per questo nel versetto 49 ammonisce: «Sappi che, progredendo nella vita monastica e nella fede, il tuo cuore si dilaterà e in una ineffabile dolcezza d’amore correrai nella via dei divini comandamenti».
Concludendo l'anno sociale 2024/25 in occasione del Convegno annuale degli oblati del Monastero, il Padre Abate, dom Paolo Maria Gionta, ha tenuto una riflessione sul tema "La Regola di San Benedetto con la sua spiritualità è un sentiero di vita". Ha spiegato che si tratta di «un percorso che Dio ci ha messo davanti, affinché noi, percorrendolo, giungiamo alla vita; e questo non solo alla fine del percorso, ma anche cammin facendo, pregustandone alcune gioie».
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La meditazione si è conclusa con un «invito» a tutti gli Oblati della Madonna della Scala affinché preghino «nei prossimi mesi estivi per la pace: sebbene siamo distanti l’uno dall’altro – ha detto Padre Abate – tuttavia possiamo pregare ugualmente “uniti” se lo facciamo “nel nome di Gesù” e “accordandoci” sulle intenzioni della nostra preghiera. Un’intenzione del tutto speciale della nostra preghiera sia dunque la pace, oggi così spesso schiacciata e stracciata in varie regioni del mondo».
Riprende l'anno sociale degli Oblati della Madonna della Scala di Noci con il primo ritiro in Abbazia, aperto dalla relazione del padre Abate, Paolo Maria Gionta. Il filo conduttore delle relazioni sarà la Regola di San Benedetto, a cominciare dal Prologo e dai suoi primi 22 versetti: si tratta – ha spiegato – di «un testo ricchissimo e profondissimo, sia per il suo messaggio, sia perché ha ispirato, nel corso di circa 1500 anni, tutta una serie di riflessioni, di cammini di vita; è dunque carico della forza di santità che generazioni e generazioni di uomini e donne hanno depositato in questi versetti, in queste pagine, in queste parole».
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San Benedetto ci insegna «l’attitudine all’ascolto», «ad aprire le orecchie e soprattutto il cuore: questo è il fondamento dell’edificio spirituale e della vita monastica, senza di ciò non ci può essere monaco, anzi – ha concluso padre Gionta – non ci può essere cristiano».
Il ritiro di maggio con gli Oblati della Madonna della Scala di Noci è stato dedicato dall'abate Paolo Maria Gionta a ciò «che la Regola ci può dire della Vergine Maria», ed è un punto di vista che «illumina – subito e senza sconti – il nostro cammino».
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È vero che «nella Regola –ha spiegato Padre Abate – non compare mai il nome di Maria, però ci sono state persone - una di queste è Anna Maria Canopi, fondatrice e prima badessa dell'abbazia benedettina Mater Ecclesiae nell'isola di San Giulio sul lago d'Orta – che hanno voluto interpretare la Regola anche nella prospettiva mariana.
L’oblato benedettino secolare è “il cristiano, uomo o donna, laico o chierico che, vivendo nel proprio ambiente familiare e sociale, riconosce e accoglie il dono di Dio e la sua chiamata a servirlo, secondo le potenzialità ed esigenze della consacrazione battesimale e del proprio stato; si offre a Dio con l’oblazione, ispirando il proprio cammino di fede ai valori della S. Regola e della Tradizione spirituale monastica”
(Statuto oblati benedettini secolari italiani, art. 2)
