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mapMessa Concelebrata
Domenica ore 10:30

Non vogliamo accomiatarci dal tempo natalizio sen­za gettare uno sguardo colmo di gratitudine alla figu­ra di san Giuseppe.
Giuseppe è, infatti, fondamentale nella missione di Gesù: perché se Maria ha dato un corpo a Gesù (la carne di Gesù è quella “tessuta” da Maria), Giuseppe gli ha dato un riconoscimento sociale, accogliendolo nella discendenza davidica. Così si esprime l’angelo: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Ma­ria, tua sposa, perché quel che è generato in lei viene dallo Spirito Santo» (Mt 1,20). Solo in quanto figlio di Davide Gesù può essere riconosciuto come re d’I­sraele. Ed era necessario che Gesù fosse discendente di Davide, per la promessa che Dio ave­va fatto al popolo eletto, come ci ricorda il sacerdote Zaccaria: «come aveva promesso / per bocca dei suoi santi profeti d’un tem­po: / salvezza dai nostri nemici, / e dalle mani di quanti ci odiano» (Lc 1,68-71). Gesù è Salvatore ed è il Messia proprio perché Giuseppe, suo padre (putativo), è della discendenza di Da­vide.

Da quali nemici Gesù è venuto a liberare Israele? Verrebbe da pensare dai Romani (cf. Lc 2,1-5). Ma, consi­derando ciò che l’angelo dice a Giuseppe ‒ «egli infatti salve­rà il suo popolo dai suoi peccati» (Mt 1,21) ‒ comprendiamo che il nemico dal quale Israele deve essere sal­vato è se stesso: i suoi peccati e i comportamenti con cui si è allontanato da Dio (poiché il peccato è un atto contrario al volere di Dio, che allontana l’uomo dal suo vero bene).
Come Giuseppe vive il suo ruolo? Proteggendo il bambino in base ai suggerimenti dell'angelo. E que­sto ci rivela quella che, forse, è la caratteristica più alta di quest’uomo: essere «giusto» (cf. Mt 1,19). Nell'Al­leanza ebraica, il giusto era colui che seguiva la volontà di Dio espressa nella Legge di Mosè. Così, Dio parla e Giuseppe agisce. E che cos’è la santità se non riuscire ad incarnare nella propria vita la volontà di Dio? Qualche anno più tardi sarà proprio il figlio di Giuseppe a dirci: «perché mi chiamate: “Signore, Signore”, e poi non fate ciò che dico?» (Lc 6,46).
La Chiesa presenta i santi come intercessori e come modelli di vita. Perché, allora, non imparare a essere giusti come lui? Perché non desiderare di essere anche noi chiamati dal Signore “beati, perché abbiamo creduto” (cf. Lc 1,45)? Suoi amici, perché abbiamo fatto ciò che ci ha comandato (cf Gv 15,14)?

Foto: Georges de La Tour "Apparizione dell'Angelo a San Giuseppe" (1640, Museo delle Belle Arti, Nantes)

Sul nostro Monastero

Accostandoti al monastero ed entrando nella sua chiesa, dove in certe ore del giorno è possibile assistere alla preghiera corale della comunità monastica, ti sarai forse chiesto: Chi sono i monaci? Che cosa fanno? Come vivono? Sono gli stessi monaci che vogliono offrire, assieme al loro cordiale saluto, una breve risposta ai tuoi interrogativi.

croce san benedetto