«Rinnegare completamente se stesso. per seguire Cristo»
(Dalla Regola di San Benedetto 4, 10).
«Riporre in Dio la propria speranza»
(Dalla Regola di San Benedetto 4, 41).
L’uomo è per natura sua possessivo: fin dalla nascita vuole la mamma tutta e sempre per sé, se una cosa gli piace è sua e ne difende il possesso con strilla e pianto. Non gli viene spontaneo ringraziare, bisogna dirgli di farlo. Man mano che cresce scopre che al mondo non c’è solo lui e molti altri vogliono la stessa cosa; da qui liti, invidie, guerre…
Eppure basta guardarci attorno: quanti doni di natura e di grazia di cui mai o quasi ci ricordiamo di dire a Dio: «Grazie»! Il tempo, la vita, ogni respiro: è tutto dono. Perciò il nostro «grazie» dovrebbe essere perenne, il primo dei nostri sentimenti verso Dio.
Ma chi può mai trasformare una natura così possessiva in una vita altruistica? Solo Colui che nell’Eucarestia dona tutto se stesso, tutta la sua vita, quanto è, quanto possiede, Cristo Signore. Una trasformazione che in noi può avvenire solo come frutto di amore unito ad un assiduo esercizio, proprio come il richiamo incessante della mamma abitua il bambino a esprimere da sé il sentimento di riconoscenza con la parola «grazie».
La liturgia educa il cristiano a questo «grazie» continuo. Ma il più bello, il modello di ogni «grazie», è il Magnificat della nostra mamma del cielo, Maria, che attribuisce quanto è, e quanto ha, unicamente e totalmente a Dio. Lei il nulla, Lui il tutto: di qui il Magnificat di Maria non è stato un atto della sua vita terrena, ma uno stato, un atteggiamento permanente.
(7 gennaio 1977)
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Da sabato 28 febbraio 2026 (ore 9:00) a domenica 1 marzo 2026 (ore 15:00) presso la nostra Abbazia si svolgerà un week-end di spiritualità e condivisione aperto a tutti! |
«Quando venne la pienezza del tempo,
Dio mandò il suo Figlio» (Gal 4,4)
La quaresima, tempo favorevole per radicare la nostra vita in Cristo
Meditazioni di d. Giulio Maria Vichi osb:
sabato ore 9:30 e 17:00; domenica ore 09:00.
S. Messa sabato: ore 12:00.
S. Messa domenicale: ore 10:30.
Ecco un bell’atto di volontà e di umiltà: riconoscere che sono sempre lo stesso e faccio solo passi da bambino incerti e malsicuri. Ciò non significa misconoscere i doni, le grazie, l’aiuto di Dio, ma constatare il mio poco impegno.
Ricominciare sempre, ogni giorno, più volte al giorno un lavoro manuale arreca noia, come nei lavori in serie. Ma non è così nel lavoro spirituale, un lavoro fatto su ordinazione dello Spirito Santo, dietro suo suggerimento e col suo particolare aiuto. Non c’è quindi pericolo di annoiarsi o di stancarsi; sempre c’è del nuovo, anche si trattasse delle stesse identiche pratiche giornaliere.
Però nel ricominciare c’è il pericolo di non porre l’attenzione, l’applicazione della prima volta e quindi anche le cose più sante e gli esercizi più devoti rischiano la svogliatezza e la dissipazione.
Ricominciare nella vita spirituale comporta tanta fatica, coraggio, volontà, perché mentre prima tutto si compiva portati dall’entusiasmo, ora bisogna compierlo con una certa imposizione che uno fa a se stesso.
Eppure a chi si è fermato, a chi ha voluto sedersi, ossia vivere una vita di compromesso, si impone il dovere di “ricominciare” quanto prima, perché il tempo vola: “Recupera il tempo perso!”.
(1° gennaio 1981)
Accostandoti al monastero ed entrando nella sua chiesa, dove in certe ore del giorno è possibile assistere alla preghiera corale della comunità monastica, ti sarai forse chiesto: Chi sono i monaci? Che cosa fanno? Come vivono? Sono gli stessi monaci che vogliono offrire, assieme al loro cordiale saluto, una breve risposta ai tuoi interrogativi.
