Concludendo l'anno sociale 2024/25 in occasione del Convegno annuale degli oblati del Monastero, il Padre Abate, dom Paolo Maria Gionta, ha tenuto una riflessione sul tema "La Regola di San Benedetto con la sua spiritualità è un sentiero di vita". Ha spiegato che si tratta di «un percorso che Dio ci ha messo davanti, affinché noi, percorrendolo, giungiamo alla vita; e questo non solo alla fine del percorso, ma anche cammin facendo, pregustandone alcune gioie». 

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La meditazione si è conclusa con un «invito» a tutti gli Oblati della Madonna della Scala affinché preghino «nei prossimi mesi estivi per la pace: sebbene siamo distanti l’uno dall’altro – ha detto Padre Abate – tuttavia possiamo pregare ugualmente “uniti” se lo facciamo “nel nome di Gesù” e “accordandoci” sulle intenzioni della nostra preghiera. Un’intenzione del tutto speciale della nostra preghiera sia dunque la pace, oggi così spesso schiacciata e stracciata in varie regioni del mondo».

Il ritiro di maggio con gli Oblati della Madonna della Scala di Noci è stato dedicato dall'abate Paolo Maria Gionta a ciò «che la Regola ci può dire della Vergine Maria», ed è un punto di vista che «illumina – subito e senza sconti – il nostro cammino».

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È vero che «nella Regola –ha spiegato Padre Abate – non compare mai il nome di Maria, però ci sono state persone - una di queste è Anna Maria Canopi, fondatrice e prima badessa dell'abbazia benedettina Mater Ecclesiae nell'isola di San Giulio sul lago d'Orta – che hanno voluto interpretare la Regola anche nella prospettiva mariana.

La riflessione che il Padre Abate, Paolo Maria Gionta, ha offerto agli Oblati nel ritiro di aprile ha riguardato una caratteristica della Regola di di San Benedetto che è il suo essere «fortemente centrata su Cristo». In realtà «per S. Benedetto, nella sua vita e quindi poi nella sua Regola, Cristo non è solo al centro, ma è anche il senso stesso della vita del monaco e del cristiano».

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Prima di addentrarsi nel tema della spiritualità cristocentrica della Regola, l’Abate ha proposto un giro di orizzonte per descrivere il contesto nel quale Benedetto è vissuto: era il tempo in cui bisognava ancora fronteggiare le tesi dell’Arianesimo, per cui se Dio è unico, allora Cristo non può essere «sullo stesso piano del Padre». Questo è il motivo per cui – ha spiegato Padre Paolo Maria – «nella Regola non si trova mai il termine “Gesù”», perché “Gesù” è «il nome umano di Cristo, quindi secondo S. Benedetto e altri dell’epoca poteva indurre a pensare che Egli fosse una figura divina sì, ma di un piano, di un livello inferiore rispetto a Dio Padre». 

Il ritiro degli Oblati dell’Abbazia di Noci a marzo è stato dedicato dal Padre Abate, dom Paolo Maria Gionta, alla meditazione sul tema della Quaresima. San Benedetto ne tratta nel capitolo 49°, che può essere idealmente diviso in tre segmenti.

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La dimensione quaresimale della vita umana

«Nel dire che la vita del monaco dovrebbe essere tutta quaresimale – ha spiegato Padre Gionta – san Benedetto ha presente alcuni discorsi che san Leone Magno rivolge a tutti i battezzati cristiani e li applica ai monaci: tutta la vita dei cristiani dovrebbe avere un tenore quaresimale, come dimensione costante, essenziale, caratteristica della vita umana e cristiana».

L'oblato benedettino

L’oblato benedettino secolare è “il cristiano, uomo o donna, laico o chierico che, vivendo nel proprio ambiente familiare e sociale, riconosce e accoglie il dono di Dio e la sua chiamata a servirlo, secondo le potenzialità ed esigenze della consacrazione battesimale e del proprio stato; si offre a Dio con l’oblazione, ispirando il proprio cammino di fede ai valori della S. Regola e della Tradizione spirituale monastica”

(Statuto oblati benedettini secolari italiani, art. 2)

croce san benedetto