È proseguito con il Capitolo 4 nel ritiro mensile di maggio la lettura meditata della Regola di San Benedetto che il padre Abate, Paolo Maria Gionta, ha avviato con gli Oblati della Madonna della Scala per quest'anno sociale. Ed è il capitolo dedicato agli strumenti delle buone opere, 74 precetti presentati «come gli attrezzi di un‘officina artigianale».
«Attorno a questa metafora – ha speigato l'Abate – Benedetto presenta una sequenza di azioni, strumenti che riceviamo, che alla nostra morte dovremo riconsegnare, e che dobbiamo adoperare all’interno dell’officina che è il monastero o, come noi potremmo dire, l’ambito della nostra vita quotidiana, famiglia, ambiente lavorativo, il letto per gli ammalati eccetera. Ma attrezzi per quale lavoro? Quello della sequela di Gesù, della vita cristiana, del cammino di santificazione».
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«San Benedetto – ha sottolineato padre Gionta – ci dice: ti ho prescritto tante cose, e alla fine, se anche non sarai riuscito a realizzarne neppure una, tu comunque non disperare mai della misericordia di Dio. Il lungo elenco di massime e divieti comincia con l'amare Dio con tutto il cuore e termina con «e non disperare della misericordia di Dio». Come dire che in una prospettiva "antropologica", «io sono invitato ad amare Dio e il prossimo e quindi a mettere in pratica tutti questi precetti. Alla fine invece la prospettiva è quella che potrebbe definire “teologica”: è Dio che per primo mi ama e ha misericordia di me, e io che spero e attendo l'amore di Dio.
