Il ritiro di maggio con gli Oblati della Madonna della Scala di Noci è stato dedicato dall'abate Paolo Maria Gionta a ciò «che la Regola ci può dire della Vergine Maria», ed è un punto di vista che «illumina – subito e senza sconti – il nostro cammino».
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È vero che «nella Regola –ha spiegato Padre Abate – non compare mai il nome di Maria, però ci sono state persone - una di queste è Anna Maria Canopi, fondatrice e prima badessa dell'abbazia benedettina Mater Ecclesiae nell'isola di San Giulio sul lago d'Orta – che hanno voluto interpretare la Regola anche nella prospettiva mariana.
Ci sono vari metodi per individuare questa traccia: «uno è, per esempio, partire da come il ritratto di Maria emerge in controluce dai riferimenti biblici, evangelici soprattutto, il Magnificat o altri passi; un altro metodo è quello di scoprire i tratti dell’animo di Maria, rispondenti a quanto il Vangelo ci dice e ci fa intuire di lei, tramite le disposizioni che San Benedetto richiede ai monaci per i
quali ha scritto la Regola».
Padre Gionta ha scelto di «prendere qualche spunto solo dal Prologo» soffermandosi «su alcune affermazioni, che mettono in risalto quelli che possiamo chiamare i lineamenti del ritratto d’anima di Maria: un ritratto certo semplicemente abbozzato, non completo nei suoi contorni; solo una bozza, che però, nello stesso tempo, traccia un profilo fedele».
