Proseguendo la lettura della Regola di san Benedetto, nel ritiro di novembre con gli Oblati della Madonna della Scala il Padre Abate Paolo Maria GIonta ha commentato la seconda parte del Prologo. 

San Benedetto ripropone la domanda iniziale, «Signore, chi abiterà nella tua tenda? Chi dimorerà sulla tua santa montagna?», per fornire «un secondo elenco di condizioni, ripetitivo rispetto al precedente e che si conclude ancora con un’esortazione ad andare». Dopo aver citato il salmo 33 (34), cita qui il salmo 14° (o 15°, secondo la numerazione ebraica): potrebbero apparire come condizioni molto generali – ha sottolineato padre Gionta – in realtà si tratta di qualcosa che è in grado di definire un cammino di vita non solo cristiana, ma anche monastica. 

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È proprio per riuscire a mettere in pratica tutto quello che nella Regola Benedetto esorta a compiere, che bisogna fondare una scuola, che è il monastero, in modo che qui si impari a servire il Signore, attuando quello che Egli stesso fino ad ora ci ha indicato. L'Autore sa che l’esperienza di Dio può essere anticipata quaggiù: per questo nel versetto 49 ammonisce: «Sappi che, progredendo nella vita monastica e nella fede, il tuo cuore si dilaterà e in una ineffabile dolcezza d’amore correrai nella via dei divini comandamenti». 

 

L'oblato benedettino

L’oblato benedettino secolare è “il cristiano, uomo o donna, laico o chierico che, vivendo nel proprio ambiente familiare e sociale, riconosce e accoglie il dono di Dio e la sua chiamata a servirlo, secondo le potenzialità ed esigenze della consacrazione battesimale e del proprio stato; si offre a Dio con l’oblazione, ispirando il proprio cammino di fede ai valori della S. Regola e della Tradizione spirituale monastica”

(Statuto oblati benedettini secolari italiani, art. 2)

croce san benedetto