Altro sono gli inciampi e le cadute posti sulla via della virtù e sulla corsa della giustizia, secondo la parola dei padri: “Sulla via della virtù ci sono cadute, mutamenti, violenza, eccetera”. Altro è invece la morte dell’anima, la completa distruzione e la desolazione totale.
Ecco come si fa a conoscere che si è nel primo caso: se uno, anche cadendo, non dimentica l’amore del Padre suo; e, pur essendo carico di colpe di ogni genere, non smette di essere sollecito del bene, non interrompe la sua corsa, non è negligente nell’affrontare di nuovo la battaglia contro le stesse cose dalle quali è stato sconfitto; se quindi non si stanca di ricominciare, ogni giorno, a costruite le fondamenta della rovina del suo edificio, avendo sulla sua bocca la parola del Profeta: “Fino all’ora del mio passaggio da questo mondo, non rallegrarti di me, o mio nemico! Perché sono caduto, ma di nuovo mi rialzo; sono seduto nella tenebra, ma il Signore mi illumina”. (Isacco di Ninive, Discorsi ascetici)
