Quando viviamo una condizione di serenità, se stiamo bene in salute, abbiamo un lavoro che ci dà stabilità economica, abbiamo una «bella famiglia», proviamo una sensazione di onnipotenza: ci sembra che tutto vada per il meglio e che niente possa scalfire questo orizzonte di soddisfazione.
Allora nutriamo la segreta, e per certi versi legittima, speranza che questo equilibrio possa mantenersi per sempre e che, magari, il nostro essere «credenti praticanti» ci metta al riparo da malattie, dispiaceri, sventure e sia una “protezione sicura” per mantenere questa condizione ottimale.
Tuttavia anche il credente è un uomo a cui non sono risparmiati problemi, crisi, sofferenze e travagli interiori: tutti siamo in cammino e la condizione di “viatori” (uomini “per via”, nel viaggio della vita) è necessariamente collegata all’acquisizione e poi nuovamente alla perdita di equilibri, sempre precari e provvisori.
In questa condizione di precarietà propria della vita umana, il credente ha un arma in più: egli si sa inserito all’interno di un progetto d’amore, poiché egli sa e sperimenta che ogni singolo uomo è pensato e voluto da Dio. Come ci ricordava un giovane Joseph Ratzinger (nel libro “In dialogo con il proprio tempo”): «mi precede una volontà che mi ha pensato prima che io stesso mi pensassi e mi conoscessi; che c’è un amore che mi vuole e che continua a sostenermi anche quando io stesso non riesco più a realizzare nulla di particolare, quando io stesso non riesco più a vedere o a dare alcun senso».
Al contrario di questa dimensione aperta al trascendente, l’uomo d’oggi tende ad essere ripiegato su se stesso, convinto di avere le forze e le capacità di creare da se stesso il proprio destino, fino all’amara presunzione di saper dare un senso e una traiettoria al proprio destino, senza dover attendere nulla dall’esterno: questa mentalità mortifera è amplificata dalla mentalità consumistica e dal “delirio di onnipotenza” legato alla forza della tecnologia.
La scansione dei tempi liturgici, con il tempo di Avvento, mette il credente nuovamente di fronte a un inizio, ricordandogli che da Dio proviene e a Dio torna, poiché la creazione è un dono d’amore aperto sull’Eternità.
